“Alberto, ti andrebbe di venire al Festival del fundraising, per darmi una mano a presentare ammado?”
L’offerta era molto allettante: il Festival infatti, il primo in Italia, si proponeva di essere un appuntamento per tutto il mondo del nonprofit, dove scambiarsi idee ed esperienze. E poi l’invito mi era stato fatto direttamente da Monica, la business development manager di ammado italia in persona! Come dire di no?
Quindi preparo le valige, compro i biglietti del treno e il giovedì mattina mi reco alla stazione della mia città, Torino: destinazione Forlì, e da li Castrocaro, sede del Festival.
Al mio arrivo trovo ad aspettarmi Monica, e finalmente ho modo di incontrarla.
Ah già, avevo dimenticato di dirvelo: io e Monica prima di allora non ci eravamo mai incontrati dal vivo!
Ci eravamo conosciuti qualche tempo prima proprio grazie ad Ammado: poco dopo che mi ero iscritto ci eravamo sentiti, avevamo trovato interessi in comune e poi avevamo continuato a tenerci in contatto.
Potenza della rete, in grado di permettere a persone anche molto distanti tra loro di conoscersi e condividere le loro passioni. E a volte, come nel nostro caso, di condividere esperienze reali.
Appena arrivati a Castrocaro, ci rechiamo subito alla sede del Festival: un bellissimo albergo, con un ampio giardino e delle grandi sale dove si sarebbero tenute le sessioni. Il personale dell’albergo ci indica dov’è il nostro stand, e non appena scesi dalla macchina cominciamo ad allestirlo. Come materiale abbiamo 2 pc per le dimostrazioni, un enorme (e molto pesante: 47 kg!) schermo al plasma per proiettare una presentazione, un po’ di penne di Ammado (uno dei gadgets più apprezzati al Festival), dei biglietti da visita e una videocamera, che avremmo usato a breve…
Quando finisce la prima sessione siamo già pronti. I partecipanti sono piuttosto interessati; alcuni non sanno chi siamo, altri sono già iscritti e ci chiedono approfondimenti: “come faccio a inserire un video?”, “davvero ci sarà la possibilità di fare donazioni on-line?”, “il blog quando sarà disponibile?”. Altri ancora ci segnalano problemi e ci danno suggerimenti e spunti. Monica ascolta e si segna tutto sul suo quaderno: “Ammado è una comunity fatta dalle persone”- mi dice- “tutti i consigli sono bene accetti!”.
La gente si mostra molto partecipativa anche quando tiriamo fuori la telecamera e lanciamo il nostro tormentone: “faresti un video nel quale dici chi sei e cosa ti sta veramente a cuore?”. Verso giugno infatti ammado lancerà una campagna internazionale on line, “what do you care about?”, dove chiunque potrà mandare un video per dire quale è la cosa ritiene davvero importante (anche voi che leggete siete invitati)! All’inizio la gente si mostra un po’ timida, alcuni dobbiamo corteggiarli per giorni prima di avere il sospirato video.
Ma alla fine sono in tanti a lasciarci il loro messaggio. Sono volontari nella loro associazione, fundraiser professionisti, bancari, studenti,uomini e donne. Hanno a cuore l’ambiente, la famiglia, l’amicizia, la pace, la cooperazione.
Ma hanno tutti qualcosa in comune. Mentre parlano di ciò che gli sta a cuore, vediamo la passione nei loro occhi; ciascuno di loro crede davvero in quello che fa, e si impegna nel suo piccolo per rendere il mondo migliore.
L’indifferenza non è di casa al Festival.
La seconda giornata è quelle più “calda”: Monica deve tenere nel pomeriggio la sua relazione sul tema “i social networks e il nonprofit”. Perciò colazione veloce (croissant e succo d’arancia) e poi di corsa in camera a dare l’ultima sistemata alle slides.
Entriamo nella sala po’ emozionati, ma confortati dal fatto di “giocare in casa”: siamo nella nostra sala, la sala “Ammado”! La sessione scorre via tranquilla: si parla di blog, widgets, social networking, e di raggiungere nuovi sostenitori grazie alla rete. I partecipanti, circa una ventina, ascoltano, fanno domande, interagiscono; alla fine, più che ad una lezione abbiamo la sensazione di aver partecipato ad una chiacchierata fra amici: ed era esattamente quello che volevamo fare!
Passata la tensione possiamo tornare a dedicarci alle nostre ordinarie attività: presentare Ammado, girare i video per “what do you care about?”, e incontrare le persone che prima conoscevamo solo on line!
E magari, assistere anche alle relazioni degli altri. Io riesco ad andare a quella di Francesco Santini, Paolo Ferrara e Daniele Fusi, che ci parlano dell’uso di internet per il nonprofit. Una lezione davvero interessante, ricca di casi pratici, durante la quale in poco più di un’ora ci mostrano almeno una ventina di siti.
Il sabato mattina entro poi a seguire la lezione di Stephen Pidgeon. Per me, che sono in fondo alla sala, è un bellissimo spettacolo: più di trecento persone magnetizzate da questo signore inglese che sa come tenere l’attenzione, partendo da un esempio concreto per poi smontarlo e analizzarlo sotto i nostri occhi. E che mi insegna una cosa che non posso scordare. Il fundraiser non è un venditore di illusioni: è un professionista che permette alla gente di partecipare alla costruzione di un sogno.
Infine, viene la chiusura dei lavori e il momento dei saluti. Per me sono stati tre giorni eccezionali, dove ho avuto modo di conoscere tante persone e di scoprire nuovi aspetti del nonprofit. Ma più si avvicina il momento della partenza, più mi rendo conto che in realtà il Festival non è finito. Già sento parlare dell’edizione del prossimo anno, e partecipo allo scambio di mail e numeri di telefono che si è scatenato; alcuni vengono al nostro stand e si iscrivo in diretta su ammado, per tenersi in contatto con le persone che hanno conosciuto.
E mentre attraverso il corridoio dell’albergo, saluto tutti allo stesso modo: “Ci sentiamo presto su ammado”!



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